No Risk Management… no good Strategy

Tutte le società intenzionate ad ottenere un ruolo di leadership nel mercato, incrementando di conseguenza il valore della propria attività, non possono limitarsi a svolgere analisi di mercato e a redigere un buon business plan, ma devono necessariamente tenere sotto controllo tutte le loro attività, svolgendo una costante ed accurata attività di risk management. In un recente articolo abbiamo illustrato l’importanza della due diligence: uno degli strumenti più importanti del processo di risk management.

Il risk management (in italiano gestione del rischio) è il processo attraverso il quale un’azienda identifica, quantifica, valuta, elimina (o quantomeno limita) e monitora i rischi che sono legati ad un determinato processo produttivo. Con il termine rischio ci si riferisce ad un evento che, qualora si verifichi, può causare danni più o meno rilevanti.

Come molti strumenti, il risk management non è da considerarsi un’attività limitata alle piccole imprese, poiché anche le grandi imprese già consolidate sul mercato ne fanno largo uso.

La sua funzione è quella di proteggere e incrementare il valore di una azienda a vantaggio dei suoi stakeholder, al fine di raggiungere gli obiettivi che la società si è prefissata.
Il risk management favorisce un utilizzo ed un’allocazione più efficace del capitale e delle risorse all’interno dell’organizzazione, permettendo, inoltre, la protezione del patrimonio, dell’immagine aziendale, del know how dell’organizzazione e delle persone chiave. Si tratta di un processo costante, graduale, e in alcuni casi anche particolarmente costoso (motivo per il quale è fondamentale quantificare il possibile danno e valutare la convenienza del limitare i potenziali rischi).

Il Risk Management è basato su uno schema in sette fasi:

  1. Individuazione delle risorse finanziarie a disposizione dell’azienda;
  2. Individuazione dei potenziali rischi che corre l’azienda nei vari settori di attività e produzione. Questa è una fase molto complessa, poiché la fonte del rischio può essere sia interna che esterna alla società;
  3. Valutazione di questi rischi in termini di gravità come entità o frequenza (vi possono essere rischi che hanno una bassa probabilità di manifestarsi, ma qualora ciò avvenisse il loro impatto potrebbe generare danni ingenti, viceversa vi sono rischi con un’elevata probabilità di accadimento, ma il cui impatto è relativamente basso);
  4. Controllo dei rischi al fine di prevenirli o ridurli (qui possiamo trovare lo step dedicato alla preparazione ed approvazione del Risk Action Plan);
  5. Assunzione in proprio – in tutto o in parte – dei rischi finanziariamente sostenibili;
  6. Trasferimento dei rischi a terzi o all’assicuratore;
  7. Monitoraggio nel tempo dell’evoluzione dei rischi e del programma di risk management messo in atto.

In conclusione, tale processo deve divenire la colonna portante della vostra business strategy. Non bisogna etichettare tale attività come un costo, bensì come un valido strumento per consolidare la cultura della prevenzione nei propri dipendenti ed al medesimo tempo incrementare i profitti aziendali.

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